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Recensione: Nel vasto mondo dell’autoproduzione c’è sempre chi riesce a lasciare un’impronta indelebile nel cemento, visto che l’Hip Hop è anche strada o, per molti, soprattutto è strada. Quel cemento fatto di piccoli rintocchi cameristici provenienti dalle periferie e dalle ville dei benpensanti e benestanti. Non è detto che il rap sia del povero, del diseredato o del marijuana dipendente. Kaizer aveva compiaciuto l’ascoltatore più intransigente nel 2008 con Kappa, dando il ben servito agli intenditori bigotti e ai ragazzini intenti a capire come montare una scheda audio. Una pagina lasciata in sospeso per poco tempo, circa un anno, e ripresa perentoriamente con un altro gioiello dal titolo suggestivo, Artcore. Se la profondità insita all’interno di questo giovane ragazzo aveva lasciato sperare per il meglio, la tanto poliedrica attività di produttore nonché autore dei propri testi confermano il tanto atteso bagaglio artistico. Lontani i pettegolezzi delle malelingue che vedevano un clone dei cloni della scena underground; lontana quella funesta voglia di cimentarsi nel solito baggiano sound da club, assuefatto da pochi fedeli del sabato sera. In disparte da questo groviglio di cicatrici ereditate dal consumo mediatico sta la convinzione delle proprie possibilità testuali. Stupendamente incentrato nelle frasi con filo logico, nella metrica e nel flow da rapper devoto; immedesimato nelle rime chiuse velocemente, lasciando presagire un discorso colloquiale. Profondità dell’essere vero e strafottente della celebrazione criminale: ‹‹ La mia abitudine è quella di fare festa, non è quella della siesta né quella di alzar la cresta, la mia abitudine è quella di fare festa, non è quella delle gesta del gangsta da buco in testa››, (da Io Spingo Artcore). Differenza tra chi scrive pagine su cose improbabili e tra chi scrive delle proprie esperienze. La veste produttiva è magistralmente gestita, confeziona ricordi della contemporanea musica italiana, attingendo parzialmente dal boom bap classico e lasciando il rimanente alla fantasia del pubblico, che magari in I’m Losin’ assapora violini di derivazione popolare. Luca Fois è inconsapevolmente un talento. Tracks: 01. Io Spingo Artcore [prod. DJ Admi] 02. Non Posso [prod. Kaizer] 03. Non Va [prod. Kaizer] 04. Conscience 05. Grazie Pt.2 [prod. Beatman] 06. I’m Losin’ [prod. Nano] 07. Leucotomia 08. La Marcia Di Chi Suda 09. Sulla Nuca [prod. Kaizer] 10. Con Me Stesso [prod. Kaizer] 11. Devo Farcela [prod. Kaizer] 12. Le Persone [prod. Kaizer] 13. Bonus Track: Big Trips [prod. Andrea Atzei]
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