Recensione:
In quel bar di Detroit ho passato giorni della mia vita a bere Scotch e ad ascoltare musica di un gruppo dal nome strano e misterioso, Shades of Blue. Accanto a loro si posizionava sempre un certo Madlib. Tipo strano, attento solo a ciò che gli faceva comodo. Si staccava dal piano o dalla batteria o, ancora, dal sampler solamente per bere qualche bicchiere in compagnia di niente e di nessuno. La sua musica aveva dell’autonomo, ma ciò nonostante attingeva da tutto quello che generasse suono. Ti prendeva un assolo di Gene Harris, lo sfaccettava in cento e più parti, prendeva un basso già utilizzato da Monk Hughes e lo inseriva in maniera naturale, oserei dire quasi sfacciata, all’interno di una percussione suonata da Malcom Catto. Gli dava il nome di Blues, Jazz, Funk, ma non so se era legale dare un nome all’astrazione ritmica che ne usciva fuori. Martin Lutero considerava la musica come grande mezzo per toccare gli umani affetti ed elevare le menti all’educazione e alla fede. Madlib considerava la musica come fonte spirituale e pragmatica, da modellare e ricreare, per dargli quantomeno un titolo a seconda dell’energia che sprigionava. Non era un caso, in quel bar entrava chiunque, e più gente strana entrava e meglio era, l’atmosfera si riscaldava maggiormente. Così un giorno entrò un rapper di nome MED, fece una strofa e andò via senza salutare. Il giorno dopo entrò un tizio sinistro per via di una buffa maschera di ferro, MF Doom si chiamava. Prese il microfono, disse quattro frasi e si sedette a bere in un tavolino contrastato da una luce soffusa. O ancora, ogni tanto faceva la sua comparsa DJ Lord Such, sistemava i piatti e cominciava qualche accenno di scratch. Insomma ognuno poteva entrare e dire la sua, credo si chiami democrazia! Ogni volta il gruppo si estendeva sino a riempire l’intera sala piena di musicisti che improvvisavano legami sonori sempre diversi. Il gusto mistico generato da quelle serate è indescrivibile. Uscivi a fare quattro passi, per riprenderti dalla sbornia o dalla assuefazione di sigari, e le persone ti sembravano diverse, ognuno aveva una storia da raccontare, un passato da dimenticare o un futuro ancora incerto. Ne volevo di più, sempre di più, quella musica era diventata una droga. In quel bar ormai non metto piede da anni, ma per quanto ne so Madlib suona ancora, e ogni volta fa una pausa, prende il suo sigaro, beve qualche bicchiere….e non parla con nessuno. Tracks: 01. Introduction 02. Slim's Return (feat. Ahmad Miller, DJ Lord Such) 03. Distant Land - Hip Hop Drum Mix 04. Mystic Bounce 05. Stormy (feat. Morgan Adams Quartet Plus Two) 06. Blue Note Interlude 07. Please Set Me At Ease - Hip Hop Mix (feat. M.E.D. aka Medaphoar, Ahmad Miller) 08. Funky Blue Note (feat. Morgan Adams Quartet Plus Two, Malcolm Catto) 09. Alfred Lion Interlude 10. Stepping Into Tomorrow 11. Andrew Hill Break 12. Montara (feat. DJ Lord Such 13. Song For My Father (feat. Sound Direction) 14. Footprints (Yesterdays New Quintet) 15. Peace/Dolphin Dance 16. Outro
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